Ciao Marco

La scomparsa di Marco Romoli: il rimpianto per l’uomo, l’amico e lo studioso.

Scrivere anche soltanto poche righe sulla scomparsa di un amico come Marco Romoli, risulta personalmente difficile non soltanto per il senso di vuoto e smarrimento che mi pervade, ma anche per il timore che, nel turbinio delle emozioni, possa scivolare su una frase retorica non rispettosa del suo modo di porsi nella vita improntato a discrezione ed umiltà, virtù proprie dei grandi. In realtà non so bene da dove cominciare perché i ricordi si accavallano, vanno dall’ultima volta che l’ho visto, a settembre in Sassari per il Congresso Mediterraneo di Neuromodulazione Auricolare, ai tempi lontani, negli anni 80, quando mi affacciavo sull’affascinante mondo dell’Auricoloterapia, dove Marco Romoli era da tempo conosciuto ed apprezzato.

Già da allora rimasi colpito di come, partecipando a congressi che lo vedevano relatore o chairman, nel confronto dialettico con altri colleghi, pur potendo imporre facilmente le sue idee dall’alto di un curriculum scientifico-professionale ineguagliabile, preferiva piuttosto proporle, molto spesso accompagnando le parole con un sorriso e uno sguardo amico.

Marco sapeva essere anche severo quando si trattava di fare ricerca, con se stesso innanzitutto, ma anche con allievi e collaboratori. Nel campo delle medicine complementari e particolarmente in quello dell’Agopuntura Auricolare, disciplina preferita e amatissima, è stato un ricercatore geniale, appassionato e instancabile, i suoi lavori sempre impeccabili dal punto di vista metodologico hanno rappresentato tante pietre miliari nella strada della validazione scientifica di questa materia.

Il suo nome è unanimemente riconosciuto come quello di fondatore della scuola italiana di Agopuntura Auricolare, ma il ruolo di padre nobile non si confaceva al suo carattere e alla sua innata modestia e ha preferito sino all’ultimo dei suoi giorni, fino a quando una malattia crudele lo ha portato via all’affetto dei tanti che gli volevano bene, spendersi tutto con la generositá che sempre lo ha contraddistinto sul terreno della ricerca scientifica e della cura dei suoi pazienti.

Ma il suo ruolo di studioso, ricercatore e maestro nel campo travalica i confini nazionali per estendersi ovunque nel mondo si pratichi e si studi questa disciplina. Non temo di essere smentito affermando che Marco Romoli é stato colui che dopo Nogier ha dato in assoluto il maggior contributo allo sviluppo scientifico dell’Agopuntura Auricolare; la sua figura di uomo, studioso e medico si staglia distinta, ben distante dai tanti e troppi epigoni del maestro lionese, spesso soltanto semplici amanuensi dei suoi scritti.

La SIRAA ha avuto Marco tra i soci della prima ora, membro del suo consiglio direttivo “da sempre” , ha partecipato attivamente e con entusiasmo alla vita societaria.

È stato una colonna delle due riviste storiche: “Minerva Riflessoterapica” e “Giornale Italiano di Agopuntura e Riflessoterapia” per le quali ha scritto numerosi articoli scientifici, alcuni dei quali sono stati fondamentali nello sviluppo dell’Agopuntura Auricolare a livello internazionale.

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile di conoscenze scientifiche e di umanitá, perché Marco è stato un grande medico e uomo di scienza, ma anche una grande persona, unica per generositá, signorilitá dei modi, riservatezza e intelligenza mai saccente, ma invece messa a disposizione di tutti.

Se n'è andato in punta di piedi, quasi a non disturbare, senza parlare a nessuno del male con cui combatteva da tempo, se non ai familiari e agli amici più stretti; “ Passavamo sulla terra leggeri” che è il titolo di uno dei più bei libri mai scritti nella mia Sardegna, può ben rendere il senso della vita di Marco, è vero che il suo passo è stato leggero, ma l’impronta che ha lasciato, per i suoi amici, per i suoi pazienti, i tanti allievi e per tutti coloro che l’hanno conosciuto, sarà incancellabile.

dott. Giancarlo Bazzoni